
SOTTO LA NEVE...
Tutti a chiedersi il nome dello spacciatore di fiducia di coloro i quali hanno avuto, in sede di compilazione dei calendari, la splendida intuizione di far disputare un turno infrasettimanale, serale, in pieno inverno, non tenendo conto delle prevedibili temperature glaciali di questo periodo e delle probabili nevicate, che di fatto sono scese copiose in questi giorni su gran parte della penisola. Per farla breve: inevitabile rinvio di 4 delle 10 partite in programma. Rispolverando lontani ricordi manzoniani, forse... "queste partite non s'avevan da giocare".
TRACOLLO GIALLOROSSO
Il maltempo che flagella lo stivale fa un'eccezione in terra sarda, dove concede di giocare una partita che a posteriori avremmo sinceramente evitato...
Solita Roma, che prova a far la partita, ma che va subito sotto, dopo 6', grazie al primo gol di Thiago Ribeiro e alla prima incertezza del nostro Stekelenburg, che si fa infilare dal brasiliano con un tiro dalla distanza sul primo palo, quello che dovrebbe essere il "suo".
Come niente fosse, per niente intimoriti, come da "vangelo secondo Luis", i giallorossi continuano a macinare e arrivano al pareggio dopo meno di 10'. Calcio d'angolo battutto da Totti sul quale si avventa di testa Juan che batte Agazzi.
Dopo il pareggio la Roma continua a far possesso e colpisce ancora su "palla inattiva", stavolta con Borini, che ribadisce in rete la respinta di Agazzi su punizione ben calciata da Pjanic.
La chiave della partita però, è secondo noi il pari ottenuto dal Cagliari sul finire del primo tempo, grazie a Pinilla che ben controlla un pregevole assist di Cossu e supera Stekelemburg, ma grazie anche e soprattutto all'ennesima dormita della difesa romanista, in particolare di Rosi e Kjaer.
Si va all'intervallo sul pari, ma al rientro gli interpreti (purtroppo) sono gli stessi e la musica... pure!
Pinilla verticalizza per Thiago Ribeiro, Juan e Kjaer sbagliano ancora il fuorigioco, Steke prima esce e poi ci ripensa e il brasiliano colpisce inesorabilmente con un destro potente che si infila sotto la traversa.
Raggiunto il vantaggio però, il Cagliari sembra fermarsi quasi del tutto e la Roma torna a dirigere le operazioni. Numerose le occasioni che capitano sui piedi dei vari: Gago il quale calcia di poco fuori, al volo, un invito di Totti direttamente dal corner; Lamela che arriva un attimo dopo, a porta vuota, ad impattare il cross rasoterra di Rosi; Borini che calcia a tu per tu con Agazzi, infilandolo tra le gambe, ma vedendo la palla che impatta le terga del portiere e dopo aver battuto terra, scavalcare la traversa; sul destro di Pjanic, che in diagonale da destra, sfiora il palo più lontano; e poi ancora Pjanic, stavolta con una punizione dal limite che scavalca la barriera uscendo di un niente a portiere battuto.
Ma la legge del gol fallito-gol subìto, arriva implacabile in pieno recupero con Ibarbo, subentrato ad un esausto Pinilla, che si invola e supera in velocità uno spento Juan e serve per Ekdal (lasciato solo dal solito Kjaer) la palla del comodo 4-2.
Passivo per quanto ci riguarda troppo pesante, visto soprattutto il numero di occasioni create dai giallorossi, ma sconfitta ineccepibile, frutto della concentrazione e abnegazione dell'undici di Ballardini, ma anche di un'involuzione in casa Roma alla quale non riusciamo a trovare spiegazioni. Le lacune messe a nudo nella gara di Catania, contro la Juve in Coppa Italia e contro il Bologna, vengono purtroppo amplificate dalla prestazione di oggi.
Unici alibi che ci sentiamo di fornire, le assenze.
De Rossi e Osvaldo oggi sarebbero stati sicuramente utili alla causa, mentre Burdisso nel reparto difensivo sarebbe stato semplicemente FONDAMENTALE.
La difesa poco protetta e troppo esposta alle scorribande degli attaccanti avversari sembra il vero punto debole di questa Roma-champagne, forte dalla cintola in su, ma decisamente insufficiente nel reparto arretrato.
Nonostante tutto, ancora fiduciosi, speriamo in un pronto riscatto. DAJE ROMA DAJE !!!
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PECCATO, SOLO UN PUNTO
Solo un pari, in quella che poteva essere una giornata decisamente favorevole. Perdono infatti Udinese, Inter e Napoli, ma la Roma non ne approfitta, non completamente almeno. Complice un Bologna che dopo la scoppola rimediata un mese fa, sembra aver preso le misure alla Roma. Il muro eretto da Pioli resiste bene agli urti, per la verità nemmeno troppo veementi dei giallorossi e alla fine riesce a strappare un meritato pareggio.
"Partita tosta" la definisce Luis Enrique alla fine, nella sua solita onestissima disamina della gara appena giocata. Stuzzicato poi, sulla prestazione di Lamela e di altri "insufficienti", non parla dei singoli, ma si limita a dire che la squadra tutta (lui compreso) deve migliorare negli atteggiamenti e nel gioco, perchè ormai tutti sanno come affrontare la Roma. Bisognerà trovare altre soluzioni, perchè di catenacci, siamo sicuri, ne vedremo altri...
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STAVOLTA USCIAMO NOI
L'anno scorso fu la Juve a soccombere, stavolta tocca a noi.
Che sarebbe stata dura lo sapevamo. Fortissima la Juventus, ancora imbattuta quest'anno, soprattutto in casa sua, in quello stadio che di punti ne ha già fatti guadagnare e altri siamo sicuri che ne farà ancora, alla squadra dell'ex pelato Antonio Conte.
Restiamo quindi in attesa di averne anche noi uno tutto nostro, che come questo incuta rispetto e timore agli avversari, senza inutili piste di atletica, senza barriere e con il pubblico vicino ai propri giocatori come accade ad altre latitudini, dove esistono stadi per il calcio e stadi per altri sport, dove la cultura del "magna magna" non è così radicata e dove se una società volesse costruirne uno, non sarebbe costretta ad aspettare anni per ottenere l'autorizzazione di duemilacinquecento commissioni...
LA PARTITA
Subito sotto, dopo 6', grazie a Giaccherini che sfrutta l'indecisione del "pacchetto centrale" giallorosso, si inserisce e supera Stekelenburg. La Roma inizia a rincorrere, ma non riesce a scalfire il muro eretto da Conte nella propria metà campo, esponendosi invece al contropiede bianconero. Il raddoppio arriva alla mezzora, grazie ad un gioiello di Delpiero e la "ciliegina" arriva al 90' con l'autorete di Kjaer.
Per noi, assolutamente insufficiente stasera il reparto difensivo, eccezion fatta per il solo Heinze che predica nel deserto, autore di una prestazione dignitosa; Taddei in serata no, scivola in continuazione e quando invece resta in piedi, viene asfaltato da Estigarribia assoluto dominatore di quella fascia; Josè Angel sempre più timido e insicuro, surclassato sulla sua corsia da Lichtsteiner, non sembra ancora pronto per questi importanti palcoscenici; Kjaer infine, mette lo zampino in tutte le tre reti juventine (l'ultima è proprio tutta sua) e conferma tutte le lacune psico-tecniche già evidenziate in precedenza.
La sconfitta ci poteva stare. Brutto dirlo, visto l'odio sportivo che proviamo da sempre per i zebrati, ma la Juventus di quest'anno ci sembra proprio una buonissima squadra, dove tecnica, condizione fisica e carattere, per ora rappresentano il mix vincente. Il passivo invece, è figlio dell'atteggiamento di una squadra, la Roma, che non tiene mai conto del risultato, o dell'inferiorità numerica, ma gioca sempre alla stessa maniera, proponendo il proprio gioco secondo quelli che sono i dettami dell'allenatore e mai subendo passivamente quello dell'avversaria, costretta, come stasera, al contenimento e alle ripartenze. "Un problema psicologico? Ahahahah!" è la risposta di Luis Enrique alla prima domanda dell'intervista di fine gara. Condannati dai "particolari" dice, timidi e impacciati nel primo tempo, ma molto bene nel secondo.
Voltiamo pagina quindi. La stella d'argento rimane nei nostri sogni. Sogni che per pudore e scaramanzia abbiamo smesso di rendere pubblici...
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UNO, DUE E TRE...
... e dopo appena otto minuti e mezzo, la "pratica" Cesena può considerarsi archiviata. Un avvio fulminante della Roma, schianta la squadra di Arrigoni che ai cronisti di bordocampo parlerà di una squadra entrata in campo "con la testa negli spogliatoi". La testa della squadra di Luis Enrique invece, è apparsa subito quella giusta. Lancio di Heinze per Lamela, che sfrutta l'indecisione della difesa cesenate e serve di tacco l'accorrente Capitano, il quale supera Antonioli con un gran destro, appena sporcato da Lauro, dopo appena 34 secondi dall'inizio.
Il raddoppio è ancora sull'asse Lamela-Totti. Azione corale e avvolgente che parte da destra e arriva a sinistra per Lamela; splendido il suo tocco sotto per servire a Totti in area sulla destra una morbida palla, sulla quale il Capitano (in fuorigioco non rilevato dall'arbitro) si avventa fulminando ancora Antonioli con un diagonale al volo. Il tempo di centrare per il Cesena e la palla è ancora della Roma. Lancio illuminante di Totti che serve Greco sulla corsa, cross dal fondo "basta spingere" per l'accorrente Borini e terzo gol in meno di nove minuti: da record! Il suo ennesimo record, lo batte sicuramente il Capitano: con il gol numero 211 ora è il più grande cannoniere di sempre del calcio italiano ad aver segnato più gol in A con la stessa maglia... provate a indovinare quale.
La Roma rimane ben concentrata per tutti i primi 45' e sfiora la rete in altre occasioni con i vari Lamela, Pjanic e Greco, dando una sensazione di strapotere assoluto. Di contro, il Cesena appare frastornato e letteralmente rassegnato.
Il secondo tempo che inizia con Candreva al posto dello spento e mai pericoloso Mutu, mostra un Cesena diverso, più aggressivo. La Roma invece, sembra non voler infierire sull'avversaria. La somma dei due atteggiamenti frutta il gol cesenate. Errore difensivo di Heinze, fino lì perfetto, che sbaglia i tempi di uscita per il fuorigioco e libera Eder, il quale a tu per tu con Stekelenburg non sbaglia e segna il gol della bandiera per la sua squadra.
Il tempo di sentire i cronisti che parlano di partita riaperta, che a rimettere le cose a posto ci pensa dopo meno di 5 minuti Juan, il quale ribadisce in rete un colpo di testa di Borini respinto da Antonioli. Il 5-1 porta la firma di Pjanic, che suggella la prova pressochè perfetta del bosniaco. C'è tempo anche per il momento di gloria di Stekelenburg, fino a quel momento mai impegnato, ma splendido nella sua uscita bassa a togliere il pallone dai piedi di Eder, salvando una rete ormai certa.
Bella la Roma, che continua la sua marcia di avvicinamento alla perfezione. Noi... restiamo coi piedi per terra.
MUTU COME NESTA
Sempre attenti ai corsi e ricorsi storici, ci viene automatico trovare attinenze tra due vittorie, entrambe con lo stesso risultato di 5-1, ottenute dalla Roma sempre all'Olimpico e sempre contro una "piccola", l'altra per chi non l'avesse capito, fu la lazie. Punteggi che non trovano scusanti per le avversarie, dominate e umiliate da una Roma in entrambi i casi straripante. Uguale anche l'alternanza delle segnature (subito 3-0 Roma; poi 3-1 piccola; infine 5-1 Roma). Identica anche la prematura uscita dal campo del "campione". Quella sera fu la volta di Nesta in completa crisi esistenziale, letteralmente ridicolizzato da Montella, che rimase negli spogliatoi dopo i primi drammatici (per lui) 45'; oggi invece è Mutu a rimanere nello spogliatoio, incapace di toccar palla per tutto il primo tempo, cadendo in depressione di fronte allo strapotere della coppia Juan-Heinze. Se per Nesta un po' ci dispiacque (che bugiardi) per Mutu non ce ne frega proprio niente! Chi non salta...
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NUBIFRAGIO A CATANIA
Partita interrotta per impraticabilità del campo al 20' del secondo tempo, sul risultato di 1-1.
L'arbitro Tagliavento ha fermato il gioco a causa della forte pioggia che si abbatteva su Catania. A suo giudizio, le condizioni del campo sono peggiorate durante l'intervallo ed ha di conseguenza sospeso l'incontro. Dopo circa 10 minuti dall'interruzione, il direttore di gara ha verificato che la pioggia continuava incessante e che le condizioni del campo erano ulteriormente peggiorate. Catania-Roma è stata dunque definitivamente sospesa e rinviata a data da definire (probabilmente l'8 o il 15 febbraio) dove verranno recuperati i minuti mancanti: 25' più recupero.
LA PARTITA
Luis si affida alla coppia centrale Juan-Kjaer, lasciando Heinze in panchina, dove lascia anche il ritrovato Borini, a favore di Bojan. Anche Rosi rientra e con Taddei forma la coppia dei terzini. Simplicio e non Gago, a formare il trio di centrocampo con De Rossi e Pianic; solito attacco con Capitan Totti, dietro Bojan-Lamela.
Nei primi 45' minuti si è assistito ad una bella partita con numerose occasioni, soprattutto da parte del Catania. Molto ben organizzata la squadra di Montella, pronta a sfruttare la difficoltà di fare gioco da parte della Roma e a ripartire con veloci e pericolose offensive, sfruttando la velocità soprattutto di Gomez e Bergessio. A dire il vero ci sarebbe anche un rigore colossale per la Roma al 17' (fallo di Alvarez su Rosi), ma Tagliavento, noto ai laziali per favorire sempre la Roma, non concede il penalty graziando i siciliani.
Catania pericoloso dicevamo, solo l'imprecisione degli avanti, qualche salvataggio di De Rossi, Taddei, Kjaer e del solito attentissimo Stekelenburg hanno evitato il gol. Il gol del Catania arriva al 24' da calcio da fermo, grazie alla dormita collettiva della difesa che lascia Legrottaglie libero di colpire di testa la perfetta punizione calciata da Lodi. Nemmeno 5' e la Roma pareggia i conti. Corner battuto magistralmente dal Capitano al 28' e ricca dormita, stavolta della difesa catanese, della quale approfitta De Rossi libero di colpire di testa e superare Campagnolo. Daniele si toglie la maglia sventolandola all'indirizzo di non si sa chi, in un'esultanza veemente della quale, vista l'attuale situazione contratto, molti hanno dato un'interpretazione positiva.
Nonostante il pareggio ottenuto quasi subito, la Roma però non riesce a darsi continuità ed è il Catania ad avere ancora un paio di occasioni da gol. Si va al riposo così come contro la Fiorentina mercoledì, con la certezza che Luis Enrique striglierà a dovere i suoi nello spogliatoio, per avere una Roma diversa nella ripresa.
Durante l'intervallo la pioggia si intensifica e al rientro delle squadre, il campo è tutta una pozzanghera. Tagliavento fa comunque giocare, ma nel pantano del Massimino si capisce subito che non sarà possibile. Al 65', in maniera a nostro avviso tardiva , l'arbitro decide di sospendere la partita, con il plauso dei due allenatori... e anche nostro.
... TO BE CONTINUED
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LA RISPOSTA CHE VOLEVAMO
Non ci era proprio andata giù, la sconfitta patita a Firenze in campionato.
Uno 0-3 che potrebbe far pensare ad una sconfitta netta e indiscutibile, frutto magari di una manifesta superiorità della squadra vincente, ma che invece giunse in circostanze particolari, con 2 rigori contro e addirittura 3 espulsioni. Una dolorosa ferita, ancora aperta per tutti noi, ma quello che più ci fa piacere, è la sensazione (confortata e confermata dalle sue dichiarazioni rese alla vigilia della sfida) che anche Luis Enrique aspettava questa partita per restituire la batosta al mittente.
Formazioni che risentono sì di un turn over quasi obbligatorio, visti gli impegni ravvicinati in campionato, ma che per quanto riguarda la Roma, tradiscono nell'atteggiamento decisamente offensivo una certa "sete di vendetta"...
TUTTA NEL SEONDO TEMPO
I primi 45' trascorrono col pallino del gioco sempre in mano alla Roma e con la Fiorentina "allineata e coperta", pronta a sfruttare con le ripartenze gli spazi e gli errori dei giallorossi. In un paio di occasioni i viola sfiorano anche il vantaggio, vanificato dalle loro imprecisioni e da uno Stekelenburg pressochè perfetto. Di contro, una Roma padrona sì del campo, ma troppo lenta nella manovra soprattutto a centrocampo, che trova dificoltà a superare il muro organizzato da Delio Rossi.
La ripresa inizia con Perrotta al posto di Viviani e un centrocampo che appare subito più "vivace". Il gol, sarà un caso, arriva quasi subito. Lamela sfrutta al meglio l'azione di sfondamento di Totti e con un destro preciso infila Neto sotto le gambe.
Al 16' Bojan lascia il posto al rientrante Borini che appare subito ben predisposto. Passano 5' e proprio lui conquista palla e serve Totti che gira per Lamela, il quale supera per la seconda volta l'incolpevole Neto.
Ancora Borini, letteralmente indiavolato stasera, raccoglie un rinvio non proprio "perfetto" di Neto e si invola in solitaria sulla destra, concludendo con un diagonale che s'infila preciso sotto le gambe del povero portiere. Da qui in poi è solo accademia giallorossa. 11 contro 11 non c'è storia: Delio torna a casa!
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BENTORNATO CAPITANO
Finalmente! Dopo un digiuno che durava da tanto, troppo tempo, il Capitano si sblocca e mette a segno la sua ennesima doppietta. Era da quel Roma-Sampdoria del 22 maggio 2011, ultima giornata del campionato scorso, che Francesco Totti non compariva nel tabellino dei marcatori. Lo fa oggi, con due rigori ben trasformati, dopo che in settimana a chi gli chiedeva quando avrebbe finalmente interrotto il suo digiuno, "prometteva" una doppietta contro il Chievo. Il Capitano è così: spavaldo, guascone, orgoglioso, romano... Lui non si tira mai indietro, accetta tutte le provocazioni, ma poi in campo dopo aver segnato il primo rigore, tira su la maglietta e scopre l'ennesima dimostrazione di umiltà e attaccamento ai suoi colori: una dedica che non lascia spazio alle interpretazioni: "scusate il ritardo". E il pubblico dell'Olimpico lo "scusa" sicuramente, tributandogli l'ennesima ovazione a conferma di un amore infinito. Sarà un caso, ma da quando è rientrato Lui (Roma-Juventus 1-1), la Roma ha inanellato una serie di buonissime prestazioni e di risultati assolutamente positivi (un pari e tre vittorie).
DOMINIO ASSOLUTO... NONOSTANTE L'ARBITRO
Troppo bella l'ultima Roma ammirata prima della sosta in quel di Bologna nell'ultima dell'anno 2011. La paura di non rivederla e di pagare sul campo la sosta natalizia, ci ha pervaso per tutta la settimana. L'infortunio in allenamento di Osvaldo poi (starà fuori per due mesi), accresceva la nostra preoccupazione. Un'avversaria come il Chievo, che prima della sosta aveva ridicolizzato i cugini di campagna e che aveva ben preparato la sfida con la Roma andando addirittura in ritiro, non sembrava ostacolo facile da superare.
Ma tutti i timori svaniscono dopo i primi minuti. Una Roma subito padrona del campo e pericolosa lì davanti con i due "ragazzini terribili"
(Lamela e Bojan) ben assistiti dal Capitano, autore di una prova sontuosa e da una squadra che, così come vuole l'allenatore, si è mossa all'unisono concedendo pochissimo all'avversaria.
Sorrentino ne evita la capitolazione anticipata con un paio di interventi decisivi prima su Lamela e poi su Pianic, ma lo stesso Lamela si procura il rigore che lo scarsissimo Russo di Nola concede senza esitazione alcuna... strano. Strano perchè nel secondo tempo lo scarsissimo di cui sopra ("ben" assistito dal suo collaboratore di linea Viazzi) non vede due nettissimi falli in area di Cesar su Bojan. Fortuna che invece lo scarsissimo riesce a vedere il doppio fallo di mano con cui lo steso Cesar toglie la palla allo scatenato Bojan e fischia il secondo penalty per la Roma. È il minuto 33 del secondo tempo, Totti fa ancora centro e da lì in avanti non ci sarà più storia.
La storia la scrive Luis Enrique, sostituendo prima De Rossi e poi Totti, concedendo ai due una meritatissima standing ovation.
Bella Roma e... BRAVI TUTTI !
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CHE BELLA LA ROMA DI LUIS
Si gioca oggi (due partite giocate anche ieri) il recupero della prima giornata (28 agosto), riviata per lo sciopero dei calciatori.
Stasera le squadre si affrontano in quello che doveva essere l'inizio di questo campionato e che invece sarà l'ultima partita dell'anno solare. Scherzi del destino.
Che bella la Roma di Luis Enrique. Che bella questa Roma spavalda, sontuosa, sicura, che domina l'avversaria e, nonostante quello che molti sapientoni si affannano a dire, non ci sembra affatto "italianizzata". Altro che terzini "bloccati" quindi, altro che marcature "a uomo". La Roma di Luis non aspetta, ma attacca, avvolge, annulla l'avversaria, ne azzera ogni velleità e dopo averla colpita, ne vanifica ogni tentativo di reazione. Per lunghi tratti oggi, in quella che forse possiamo definire la miglior prestazione della stagione, la squadra è sembrata aver assimilato i dettami dell'allenatore, finalmente in grado di proporre quella che è la sua idea di calcio, dove alle fasi di gioco si partecipa tutti, si difende e si attacca a pieno organico, si soffre e nel caso, si festeggia tutti insieme.
Pioli, il tecnico del Bologna, dirà: "La Roma mi ha veramente impressionato, contro di noi ha fatto una grandissima partita... non ci ha permesso di fare il nostro
gioco, imponendoci il suo".
Segna finalmente Taddei, inesauribile, concreto e concentrato anche da terzino sinistro, alla faccia di quelli che lo volevano finito e segna poi ancora Osvaldo in una dimostrazione di classe e potenza che ci ha ricordato un Re Leone che passò da queste parti una decina di anni fa...
Due gol, soltanto due, questo è il rammarico più grande. Un possesso palla continuo, che ha prodotto occasioni su occasioni, ma un portiere che ha fatto di tutto per evitare la goeada e un po' di sfortuna in qualche conclusione, sono i motivi di un risultato decisamente bugiardo. Manca anche e soprattutto il gol del Capitano, sfortunato oggi, ma punto fermo di questa squadra che, da quando è rientrato lui, sembra aver trovato la quadratura del cerchio. I risultati conseguiti, contro Juve, Napoli e Bologna, parlano chiaro.
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AMMUTOLITO IL SAN PAOLO
Finisce così, con lo stadio di Napoli che silenziosamente e mestamente saluta (per modo di dire) la vittoria giallorossa. Dopo aver incitato per 90' i propri beniamini e insultato i nostri, il pubblico partenopeo si arrende suo malgrado all'evidenza, al cospetto di una Roma spavalda, vincente e finalmente convincente. Un 3-1 maturato in circostanze fortunate, come si affannerà a dire Mazzarri coadiuvato dai soliti maestri del leccaculismo nel dopo partita, con l'autorete di De Sanctis che apre le danze, con l'errore difensivo di Campagnaro che favorisce il raddoppio di Osvaldo e con la deviazione decisiva di Cannavaro sul tiro di Simplicio che vale il 3-1 finale. Fortuna romanista anche in occasione dell'errore clamoroso di Hamsik, che sull'1-0 fallisce a porta vuota il più comodo dei gol; fortuna pure nell'errata valutazione di Celi, che sull'1-0 annulla per un fallo "opinabile" di Maggio su Rosi, il gol di Cavani.
A sentirli parlare, tutti quanti, la Roma ha avuto proprio un gran culo!
Ma dei tre limpidissimi gol (2 nel primo e 1 nel secondo tempo) sbagliati da Osvaldo, di quello fallito da Taddei e del palo di Lamela, non vi è traccia alcuna nei loro commenti. La disamina di Luis Enrique invece, parla di una partita aperta che potevano vincere entrambe le squadre, di risultato in bilico, di occasioni da una parte e dall'altra... La differenza sta tutta qua. E se all'epoca rabbrividimmo all'idea che la Roma dopo Spalletti avrebbe potuto essere allenata da Mazzarri, i motivi sono proprio questi. Vamos Luis!
SECONDO "LORO" SI È ITALIANIZZATO
La solita storia: quando Luis Enrique perde, è perché è rimasto fedele alla sua idea di calcio, fatto di molto attacco e poca difesa (nell'immaginario dei soloni dell'informazione sportiva, di quelli che sanno tutto, ma proprio tutto sul calcio e che di Luis Enrique hanno capito ogni virgola); quando Luis Enrique vince, è perché ha tradito il suo credo, è perchè tiene i terzini "bassi" (cosa assolutamente falsa) e si è finalmente "italianizzato". Glielo dicono alla vigilia della partita e lui risponde che spera in "grande amicizia" di non italianizzarsi mai. Glielo ripetono a fine gara e lui spiega che in Italia si trova bene, che Roma gli piace, ma che la sua idea di calcio è solo sua e non somiglia neanche un po' a quella che vorrebbero per forza fargli sposare. Lui(s) è così, prendere o lasciare. Noi lo prendiamo così, voi fate come volete.
Alla 17ma formazione diversa in 17 gare ufficiali, costretto sicuramente da squalifiche e infortuni, ma fermamente deciso a mettere in campo gli uomini migliori. Uomini che lo seguono, che non ne tradiscono la fiducia e che alla fine lo ripagano con la vittoria e con la dedica affidata alla voce del Capitano, il quale a fine partita dedica la vittoria "al Mister, perchè ci tiene a fare bella figura e noi ci teniamo a fargli fare bella figura. Siamo un bel gruppo e remiamo tutti dalla stessa parte". Più chiaro di così...
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E... 'STI GARRIBIA?
Quasi una vittoria perchè sulla carta, alla vigilia, sembrava proprio non esserci partita.
L'insolito posticipo serale del lunedì ci vedeva quali sicure vittime sacrificali sull'altare juventino. Troppo forte la Juve, ancora imbattuta e che deve riprendersi la testa della classifica, occupata momentaneamente dall'Udinese, vittoriosa ieri contro il Chievo. Troppo distante la Roma, impegnata a risolvere i suoi problemi di gioco e di compatibilità con gli interpreti, rimaneggiata da infortuni e squalifiche che hanno letteralmente decimato la rosa a disposizione di Luis Enrique.
Anche per i bookmakers la sfida è da "2 fisso", con una leggerissima probabilità di "X" e una superquota riservata alla vittoria giallorossa...
ANCORA UNA FORMAZIONE INEDITA
L'indisponibilità contemporanea di Juan (squalificato), oltre ai vari Burdisso, Kjaer e Cassetti (infortunati), costringe l'allenatore all'ennesima rivoluzione in difesa, reinventata per l'occasione con De Rossi arretrato a formare l'inedita coppia centrale con Heinze.
Gli esterni bassi cambiano di nuovo. Lucho rinuncia al finalmente disponibile Rosi, schierando Taddei al suo posto sulla destra e concedendo a Josè Angel una nuova chance a sinistra. Il centrocampo è la vera perla dell'asturiano, che lascia in panchina gli esperti Perrotta e Simplicio, preferendo insieme a Pjanic i due baby Viviani e Greco. Davanti, il trio è formato da Lamela, Totti al rientro dopo 2 mesi dall'infortunio e Osvaldo, al rientro dallo "stop disciplinare" scontato a Firenze.
UNA PROVA CONVINCENTE
Per un'ora in vantaggio grazie al gol di De Rossi al 5'. Rete che per quanto ci riguarda può essere tranquillamente assegnata a Vidal che ci regala l'1-0 con un goffo tentativo di rinvio che si tramuta in uno strepitoso liscio da "Mai dire Gol". E poi il pareggio della Juve al 61', grazie alla palla svirgolata da... Estigarribia, che si tramuta nel più perfetto dei cross per la testa dell'accorrente Chiellini, il quale sorprende Stekelenburg nel suo unico errore della partita. Subito dopo ci sarebbe l'occasione per tornare in vantaggio, ma il rigore procurato da Vidal che stende in area Lamela, viene purtroppo sbagliato dal Capitano (o neutralizzato da Buffon). Occasioni ce ne saranno ancora da entrambe le parti, ma alla fine il pari è il risultato forse più giusto. E... 'STI GARRIBIA?
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TOCCATO IL FONDO
Contro un'avversaria motivatissima dall'odio sportivo e non solo (basta leggere quello che scrivono nei loro forum i fiorentini su Roma), conseguenza certa della grande rivalità cittadina e motivata anche da un allenatore dai trascorsi laziesi, non proprio amato dalla maggioranza dei tifosi giallorossi (a Roma, Delio è per tutti "er Ciancica"), il quale di motivi personali per far bene contro la Roma ne ha innumerevoli, tocchiamo forse il fondo del nostro baratro stagionale. Un 3-0 perentorio, un tabellino che alla statistica e agli annali non concederà giustificazioni, ma che nel suo sviluppo di giustificazioni qualcuna ne avrebbe. In primis le tre espulsioni, due delle quali costano i rigori che valgono l'1-0 ed il 3-0. Altra giustificazione al tracollo di oggi, l'esclusione per "punizione" inflitta ad Osvaldo (ad oggi capocannoniere della Roma con 5 gol) per la lite con Lamela nello spogliatoio di Udinese-Roma. La punizione decisa dall'allenatore e dalla società, sicuramente condivisibile nelle motivazioni, scatena le reazioni di chi, dopo le pubbliche scuse del centravanti e il perdono di tutta la squadra, avrebbe preferito la sola pena pecuniaria per Osvaldo e non la sua messa fuori rosa, considerandola oggi, anche e soprattutto alla luce del risultato conseguito, un autogol clamoroso, una sorta di chirurgica rinuncia volontaria al proprio apparato genitale per punire la propria partner...
I MOTIVI...
A differenza del Ciancica di cui sopra, il quale si affida ad un gioco ampiamente sperimentato, fatto di contenimento e di ripartenze, ma soprattutto utilizzando gente affidabile nel proprio ruolo, il nostro Lucho ci sembra anche in quest'occasione quantomai confuso. Giunto alla sua quindicesima formazione diversa, nelle 15 partite ufficiali fin qui giocate, il dubbio che la situazione gli possa essere sfuggita di mano comincia ad essere una certezza. Nessuno riesce a comprendere quello che l'allenatore asturiano abbia in mente, come intenda far giocare la sua squadra e, soprattutto con quali interpreti.
A vedere la formazione iniziale i dubbi (uniti a qualche imprecazione) sembrano leciti: il Capitano finalmente disponibile e lasciato in panchina è la prima scelta non condivisibile, così come la rinuncia sistematica a Borriello; Cicinho titolare e Cassetti in panchina è a nostro modesto avviso un'altra bestemmia tattica che non riusciamo a spiegarci; i cambi in corsa poi: Josè Angel per Perrotta, Simplicio per Pjanic e dulcis in fundo Greco per Cicinho, ci sembrano avvalorare la nostra tesi iniziale: confusione
...E LE CONSEGUENZE
Quelle che secondo noi sono espulsioni (Gago e Bojan) da "frustrazione", sono lo specchio dell'attuale situazione in casa Roma. A nostro modo di vedere, di questa confusione tecnico-tattica paga le conseguenze sicuramente il gioco, pesantemente involuto nelle ultima due partite, ma soprattutto quelli che dovrebbero esserne gli interpreti. Si ha la sensazione che nessuno, nonostante gli sforzi, possa accontentare completamente le strane richieste tattiche dell'allenatore, che vede in Cassetti un centrale, in Perrotta e Taddei due terzini, e in Cicinho... un calciatore da serie A.
Della "confusione" pagheremo conseguenze dirette nella prossima partita contro la lanciatissima Juventus, i tre espulsi di oggi verranno infatti squalificati per un turno e non potranno essere disponibili.
Piove sul bagnato, ma per noi è sempre FORZA ROMA!
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GRANDE CON LE PICCOLE, PICCOLA CON LE GRANDI
Dopo le ultime vittorie contro Novara e Lecce che facevano già sognare qualcuno, si torna coi piedi per terra di fronte ad una squadra sicuramente più titolata, ma che almeno sulla carta era ampiamente alla nostra portata.
La Roma comincia male la serie di quattro sfide prima del recupero della prima giornata (Bologna-Roma) in programma per il 21 dicembre e prima della sosta natalizia. La prima stasera qui a Udine, poi ci saranno nell'ordine: la trasferta di Firenze il 4 dicembre, la Juventus in casa il 12 e il Napoli al San Paolo il 18. Viste le rispettive posizioni in classifica e partendo dal presupposto che quella di oggi è la sesta vittoria in altrettante partite giocate in casa per l'Udinese, come direbbero quelli bravi: "la sconfitta ci può stare". Quello che per noi invece non ci può stare è quella "timidezza" (la chiama così anche Sabatini intervistato a fine gara), quell'assenza di grinta e di furore agonistico che tanto ci piacerebbe vedere nei nostri e soprattutto quella discontinuità nel gioco. Si passa con troppa disinvoltura da una domenica di elogi per la qualità del gioco espresso, ad una domenica nella quale ci si interroga sul perchè di certe scelte dell'allenatore (che oggi schiera l'ennesima formazione inedita), o sul valore di questo o quel giocatore."Meritavamo il pari" dice Luis Enrique a fine partita e non possiamo dargli torto. Il risultato è forse ingiusto, ma la squadra di casa non ha rubato nulla. Il risultato però, vuoi o non vuoi, condiziona i giudizi e ci si dimentica del fatto che la gara sia stata sempre in equilibrio. Equilibrio rotto all 80' dal solito Di Natale, all'undicesima rete in carriera contro la Roma, favorito dall'errore e dall'infortunio di Kjaer.
Errori difensivi e infortuni muscolari: è su quello che secondo noi si dovrà riflettere. Per quanto riguarda la nostra prima considerazione: i gol dei nostri avversari nascono quasi esclusivamente da errori del nostro reparto arretrato. Sono nove invece, dall'inizio della stagione, gli infortuni muscolari al flessore. Proprio Kjaer aveva già accusato lo stesso infortunio, subito dopo il derby. Più gravi sicuramente i casi di Cicinho e Pizarro. Ma anche Totti, per lui una lesione nella parte tendinea del muscolo. E poi Pjanic, fermato anche lui da un risentimento al flessore. Lesione al flessore in campo contro il Milan, sia per Juan (fermo per 3 settimane) che Borini (oltre un mese di stop). L'ultimo caso prima del danese, quello di Borriello, che domani insieme a Kjaer verrà valutato clinicamente. In tutto, fanno 9 incidenti che hanno interessato la stessa area muscolare. Semplici coincidenze? Oppure una preparazione che grava e sollecita troppo quella zona muscolare? Oppure è il fondo dei campi di Trigoria il colpevole?
Colpe o colpevoli non ci interessano. Quello che veramente vogliamo, è vedere in campo 11 lupi nell'atteggiamento e nella voglia di vincere. Daje Roma!
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Una vittoria tutta dedicata a lui, allo "sceriffo", come Taddei lo ricorda a fine partita, a Nicolas Burdisso. Stagione finita per lui. Un brutto infortunio rimediato in nazionale, toglie a questa Roma una delle pedine più importanti.
Da queste pagine ci uniamo al sentimento che pervade il cuore di tutti i romanisti, nell'augurare una pronta guarigione al nostro guerriero. In bocca al lupo, Nico!
BENE, MA NON BENISSIMO.
Con le prime reti romaniste di Pjanic e Gago, la Roma si aggiudica tre meritati e importantissimi punti.
Da stasera la classifica ci piace un po' di più. 17 punti e quinto posto solitario dietro a Juve e Lazie (22), Milan e Udinese (prossima avversaria) a 21 punti.
Bene, ma non benissimo, dicevamo. La critica è doverosa, per una partita che si poteva e doveva vincere in goleada, ma che invece si è rischiato di pareggiare per la solita troppa sufficienza in zona gol. Alla fine contiamo almeno tre colossali occasioni per incrementare un vantaggio che per la mole di gioco espressa dagli 11 di Luis Enrique, è da considerarsi assolutamente insufficiente. La troppa morbidezza/leziosità di cui sopra, consente al Lecce di accorciare le distanze con Bertolacci e di sfiorare addirittura l'impresa. Sui piedi di Bojan (poi sostituito da Totti) e di Lamela le tre più clamorose occasioni per far finire la partita con un risultato più consono, oltre che rotondo.
La sostanza è sempre quella: finchè di fronte (con tutto il rispetto) ti trovi Corvia e Oliveira, oppure Pasquato... puoi anche non chiudere la partita e concedere qualche occasione, ma se di fronte, senza far nomi, ti trovi attaccanti un po' più "decisivi", la musica (leggasi il risultato) cambia. Meditate quindi... meditiamo tutti.
LA SCENA È TUTTA PER LUI
Non ce ne voglia Pianic, autore del primo gol e di una partita perfetta; non ce ne voglia Gago, autore della seconda rete e di una prestazione stratosferica; non ce ne voglia Taddei, a detta di tutti e anche per nostra convinzione, il migliore in campo stasera; non ce ne vogliano De Rossi e Lamela, il primo per un'altra prestazione eccellente e il secondo per il suo continuo avvicinarsi all'eccellenza, a quella perfezione tecnica che è nel suo DNA di Campione con la C maiuscola; non ce ne voglia Luis Enrique, che stasera mette a posto un'altra tessera di quel "mosaico giallorosso" che ha in mente e che conosce solo lui, a dispetto di chi si illude di averlo decifrato, di chi è convinto di averlo capito, ma che invece cerca ancora (invano) spiegazioni "tradizionali" ad un qualcosa che nella nostra tradizione calcistica non è mai esistito, ma che forse trovava dimora solo nella mente di qualche sognatore.
Non ce ne voglia nessuno dei suddetti quindi, tutti assolutamente meritevoli di risalto, ma la ribalta stasera spetta tutta a Pablo Daniel Osvaldo, il nuovo "Arcangelo biondo" che a pensarci bene... proprio biondo non è, ma che di quell'arcangelo dell'ultimo scudetto targato AS Roma, potrà essere senz'altro il degno erede.
Una prestazione sontuosa la sua, anche a detta del suo allenatore, senza dubbio il suo primo estimatore e quindi forse un po' "di parte", ma del quale stavolta non possiamo esimerci dal condividerne in toto il giudizio. Abnegazione, forza e sacrificio, in attacco e in difesa le prerogative della sua prestazione di oggi, coronata da un gol che definire semplicemente "da cineteca", sarebbe un esercizio di modestia che proprio non ci sentiamo di condividere, ma del quale invece proponiamo la doverosa cronaca.
Alla mezzora della ripresa, con la Roma assoluta padrona del campo, ma con il risultato (ingiustamente) fermo sul 2-1, ecco il lampo di classe, il gesto tecnico, la giocata che da sola può valere il prezzo del biglietto: sul cross morbido di Gago, Osvaldo si esibisce in una rovesciata stupenda per coordinazione, armonia del movimento e potenza del tiro, che si infila proprio sotto l'incrocio dei pali, per quello che sarebbe stato il più giusto dei 3-1, ma che invece viene vanificato dall'incomprensibile errore di uno scarsissimo guardalinee (tale Carrer) e da un ancora più scarso arbitro (tale Brighi).
Un fuorigioco inesistente, quello che l'ineffabile duo propone come spiegazione all'annullamento del gol da antologia calcistica realizzato da Osvaldo, ma che invece viene certificato e documentato da tutte le moviole e da tutti i replay del dopo partita, come (oltre che bellissimo) assolutamente e inconfutabilmente regolare. IL GOL SU YOUTUBE.
Un gol che verrà ricordato come uno dei più belli mai realizzati sotto la curva sud dell'Olimpico, ma che grazie ai due ineffabili succitati con bandierina e fischietto, non comparirà mai in alcun tabellino ufficiale. Un'ingiustizia come tante nella storia giallorossa. Benvenuto a Roma, Pablo Daniel Osvaldo.
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PROVIAMO A RIPARTIRE
Dopo le due mal digerite (almeno da noi) sconfitte con Genoa e Milan, stasera torniamo alla vittoria in quel di Novara, sul sintetico del Silvio Piola, il quale regge benissimo la pioggia che per tutto il giorno è caduta sulla città piemontese.
Neanche stasera Luis Enrique si smentisce e schiera la dodicesima formazione diversa in altrettante partite ufficiali, dall'inizio della stagione. In barba a tutti quelli che ipotizzano, immaginano o tentano di capirne in anticipo i nomi, l'enigna della formazione si scioglie come al solito pochi minuti prima dell'inizio della partita e le sorprese come al solito non mancano.
I punti fermi sembrano essere al momento: Stekelemburg, Burdisso, De Rossi, Gago, Pianic e Osvaldo. Lucho concede un turno di riposo a Josè Angel.
Difesa, centrocampo e attacco pressochè inediti. Il pacchetto arretrato prevede a sorpresa Cassetti al centro con Burdisso, Rosi a destra e Taddei a sinistra; a centrocampo Gago va al centro con De Rossi intermedio e Greco dall'altra parte; in attacco la nuova coppia Osvaldo-Lamela, con Pjanic trequartista a supporto.
Un primo tempo senza grandi emozioni, con gli stessi identici problemi già evidenziati dalla Roma. Solito buon possesso palla, che però non produce frutti. Cassetti in serata no è l'unica nota di cronaca. Soffre la velocità e l'intraprendenza di Morimoto e dopo 25 minuti rischia il secondo cartellino per un intervento molto simile al primo, che pochi minuti prima gli era costato il giallo (ostruzione), ma Rocchi lo grazia limitandosi ad un richiamo verbale. Unico brivido dei primi 45', oltre la mancata espulsione di Cassetti, il tiro da fuori di Taddei nel finale di tempo, che finisce di un niente sopra l'incrocio dei pali.
La ripresa inizia con gli stessi uomini, ma con una Roma decisamente (finalmente) più determinata, padrona assoluta del campo, che chiude l'avversaria nella propria metà campo. Solito possesso, ma solita tendenza a non finalizzare che dopo un quarto d'ora Luis Enrique decide di interrompere, facendo entrare Bojan per Greco. È la mossa giusta, con Pianic che arretra al posto di Greco, De Rossi si scambia il ruolo con Gago e Lamela che ritrova la sua posizione di trequartista.
Che la musica è cambiata si evince da subito con due tiri da fuori del nuovo entrato, in pochi minuti, che costringono Fontana a due interventi non proprio semplici.
Ma nonostante tutto, la grande occasione capita a Meggiorini, che lanciato in contropiede si trova solo contro Cassetti, lo salta in velocità, entra in area e spara un diagonale rasoterra sul quale Stekelenburg compie un vero e proprio miracolo. Il gol che avrebbe segnato con grande probabilità la terza sconfitta consecutiva, scuote ancor di più la Roma che dopo meno di 5' giunge al vantaggio. Palla conquistata da Gago al limite dell'area, che passa a Pianic, il quale trova un assist illuminante per Bojan, che batte Fontana con un piatto destro al volo.
Passano 4' e ancora Pianic, stavolta su calcio d'angolo, fornisce a Osvaldo la palla che l'argentino trasforma nel 2-0 definitivo che vale la quinta mitraglia del neo nazionale azzurro.
Una vittoria e tre punti preziosi che valgono il sesto posto in classifica con Napoli e Catania. Vittoria fondamentale che permette a Luis Enrique di lavorare senza patemi durante la sosta, in vista della sfida col Lecce il 20 all'Olimpico.
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SENZA DIFESA
Sapevamo che questa sarebbe stata una stagione difficile. La rivoluzione tecnico-tattica, ma soprattutto culturale, di mentalità, che la nuova proprietà, mutuando anche quello che era il nostro pensiero, ha deciso di intraprendere, ha bisogno di tempo, ma soprattutto di tanta pazienza da parte nostra. Chi ci segue lo sa, avevamo iniziato dicendo che dovevamo prepararci a soffrire, coscienti e consapevoli che la revolution sarebbe costata molto in termini di soddisfazioni e, soprattutto di risultati.
Premesso ciò, ci preme ribadire la fiducia nell'allenatore e nelle sue idee, che siamo certi prima o poi vedranno questa squadra primeggiare in Italia e in Europa, a patto che certe amnesie, soprattutto difensive, vengano corrette. Possiamo parlare, nonostante i nomi dei componenti del reparto, di emergenza difesa, di un imbarazzante disorganizzazione nella nostra area che fa paura e che da buoni italiani, da sempre maestri in materia, non possiamo accettare. Prendere tre gol come quelli presi oggi, dove per tre volte si è lasciato libero di colpire (di testa) due volte Ibra e una Nesta (la rima è solo un caso), ci fa letteralmente incazzare. Di contro, i nostri due gol, sono stati invece frutto non dei regali dell'avversario, ma dei gesti tecnici dei nostri.
Se ne accorge Lucho, come al solito lucido e onesto nella sua disamina a fine gara, quando racconta le differenze tra una grande squadra e una che deve ancora crescere: «Burdisso mentre colpisce di testa ha Zambrotta sul collo. Chi era su Nesta invece, sembrava stesse in amichevole... » Come già detto in precedenza, è su questi particolari che bisogna lavorare. Di classe e tecnica ne abbiamo già molta, è di grinta e carattere che abbiamo bisogno. Questi cali di attenzione, queste amnesie difensive, questa scarsa "cattiveria" agonistica, sono i veri difetti della Roma.
DEDICATO A QUELLI CHE DICONO: "NON È DECISIVO"
Sono ormai quattro, le partite giocate senza il nostro Capitano: tre sconfitte (LAZIE-GENOA-MILAN) e una vittoria (Roma-Palermo 1-0).
Passano gli anni, cambiano gli allenatori e i moduli di gioco, ma quella che nel tempo non è mai cambiata è l'importanza, la necessità, l'assoluto bisogno di avere in campo un Campione come Francesco Totti. E se per i suoi detrattori (soprattutto per quelli che si dichiarano romanisti) non bastassero una carriera interamente dedicata ai nostri colori e 207 gol realizzati tutti con la (nostra) stessa maglia, sono i dati oggettivi, i risultati conseguiti senza di lui, che ne reclamano il ritorno. Pur potendo contare (per ora solo solo nei pensieri) nel suo attuale ruolo dietro le due punte, di sostituti di livello quali Bojan, Lamela e Pianic, oppure, parlando di quello che fino all'anno scorso è stato il suo ruolo di punta, di alter ego quali Borriello, Borini e Osvaldo, salvo poi ricordare quell'indimenticabile cambio con Okaka nel ritorno di Europa League, che ci ha visti in piedi sul seggiolino ad insultare l'allenatore per la sua scelta tecnica a dir poco "irriguardosa", alla Roma sta mancando terribilmente l'apporto di Francesco Totti. Della classe, dell'innato talento, del carisma, del rispetto e della preoccupazione che una figura come il Capitano incute negli avversari, non si può fare a meno, tanto più ora, nel bel mezzo di questa rivoluzione tecnico-tattica-culturale.
Per noi, che l'abbiamo sempre considerato il valore aggiunto, l'elemento imprescindibile di qualsiasi progetto, di qualunque Roma, la voglia e la necessità di rivederlo presto in campo è pari se non superiore a quella di chi vorrebbe il conto in banca di Bill Gates...
E tu, Capita', sbrigate a torna'
!
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BEFFA GENOVESE
Non piange Lucho, non si lamenta, non fa come qualcun'altro... a fine partita dice: "il risultato è ingiustissimo... ma è il calcio. E già, ha ragione Luis, il calcio a volte non è giusto, non premia sempre chi merita, il calcio è anche questo. Giochi la miglior partita della stagione, costringi la squadra di casa nella propria metà campo per 90 minuti, crei innumerevoli occasioni, fai sempre il tuo gioco, ma il risultato alla fine non ti premia... ti penalizza.
Il Genoa riesce ad essere pericoloso solo in contropiede, ma ci fa due gol solo grazie a nostri errori. Nel primo, uno sciagurato alleggerimento di Heinze, spiana letteralmente la strada all'incursione di Palacio e Jankovic, che conclude in rete; nel secondo, un calcio d'angolo trova soli soletti sul secondo palo Merkel e Kucka con il pallone che carambola sui piedi di quest'ultimo e finisce in rete per la beffa finale. Ancora un gol all'ultimo minuto, è solo una coincidenza, o dobbiamo preoccuparci?
Ad ogni modo, pienamente d'accordo con l'allenatore,
abbiamo visto una buonissima Roma, per la prima volta quest'anno capace di mantenere il pallino del gioco per tutti i 90' e che deve arrendersi alla fine solo alla sfortuna.
Per quanto ci riguarda,
noi pensiamo positivo. Daje Roma Daje!!!
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UN GIORNO TRISTE PER LO SPORT ITALIANO
Muore, a soli 24 anni, uno dei nostri più grandi talenti del motociclismo: Marco Simoncelli, SIC per tutti i suoi fans.
Travolto al secondo giro del GP di Malesia, dopo essere caduto da solo, scivolando in uscita di curva attaccato alla moto. La sua Honda piegava inesorabilmente verso il centro pista, dove veniva investito da quelle di Edwards e di Valentino Rossi che sopraggiungevano. Il pilota statunitense cadeva anche lui nell'impatto fatale, mentre Rossi proseguiva la sua corsa nell'erba.
Marco invece, nel tremendo impatto perdeva il casco, rimanendo esanime sulla pista. Immediati i soccorsi della Clinica Mobile, ma non c'è stato nulla da fare.
La serie A su tutti i campi, ricorda e onora il Campione tristemente scomparso oggi
con un minuto di raccogliamento.
Anche Romamor vuole ricordarti Marco, con il tuo talento e la tua grande simpatia. Ciao SIC, riposa in pace.
FINALMENTE LAMELA
Un esordio che immaginare più bello sarebbe stato difficile. Alla sua prima apparizione con la maglia della Roma, Erik Lamela ci regala subito una prova buonissima e addirittura un bel gol, quello che vale la vittoria sul buonissimo Palermo di Mangia.
Luis Enrique lo schiera dall'inizio, vista anche l'indisponibilità dell'ultimo minuto di Pianic (già destinato a sostituire, come nel derby, l'indisponibile Totti) e il talentuoso argentino lo ripaga alla grande. Una prestazione sontuosa con sprazzi di alta classe, ma anche molto "fisico" per uno che se il buon giorno si vede dal mattino, ci darà parecchie soddisfazioni.
Una partita bellissima giocata a viso aperto da entrambe le squadre, a tal proposito complimenti al Palermo, che al contrario di molte altre compagini di serie A si gioca la partita, rischiando sì di
prendere altri 3 o 4 gol, ma anche (e non solo) di pareggiare.
Complimenti anche a Stekelenburg, insuperabile e importantissimo oggi, al pari di Lamela. Alla fine il risultato ci premia, ma la nostra solita mancanza di "cattiveria" sottoporta e qualche disattenzione di troppo, rischiavano di vanificare tutto. Lucho, a parer nostro, dovrà lavorare proprio su questo.
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IL PIANTO (LAZIALE) FRUTTA
La designazione di Tagliavento, dopo gli ignobili (e immotivati) piagnistei dei laziali, da oltre due anni sempre sconfitti nei derby e per forza di cose bisognosi di trovare una motivazione/giustificazione alle 5 batoste consecutive ed alla palese inferiorità della loro squadra, doveva per forza di cose far presagire qualcosa. Chi capisce di calcio italiano lo sa, lo sa come vanno queste cose... Si piange, ci si lamenta, si lanciano accuse, si evocano fantasmi, si parla di complotto (per i laziali è GOMBLOTTO) ai propri danni e alla fine qualcosa arriva. Le "grandi", la storia di Juve, Milan e Inter ce lo insegna, dopo i lamenti ottengono sempre soddisfazione, per le piccole invece c'è da aspettare un po', ma dai e dai alla fine il pianto paga quasi sempre.
E infatti ce l'hanno fatta. I poveri rappresentanti della nullità laziale, coi loro pianti, con le loro lamentele, con le loro interviste, con le loro trasmissioni, a influenzare quello considerato da molti l'extraterrestre delle giacchette nere, quel Tagliavento miglior arbitro italiano, ma che da stasera torna decisamente sulla terra dei Rosetti, dei Morganti, dei Racalbuto... condizionato dalle pressioni laziali e ridimensionato da una prestazione, a parer nostro, assolutamente insufficiente.
Una conduzione della gara praticamente a senso unico, con ammonizioni sistematiche comminate ai giallorossi giudicati fallosi, a fronte di "simpatici rimbrotti" riservati invece ai laziali colpevoli di falli pressochè identici se non peggiori. Nel registro dei cattivi di Tagliavento compare subito Perrotta, ammonito dopo neanche 5 minuti, al primo intervento, peraltro neanche così pericoloso, seguito da Osvaldo (l'unico a meritare il giallo, per essersi tolta la maglietta in occasione del gol, scoprendo quel "VI HO PURGATO ANCH'IO" che tanto ci è piaciuto, ma che sarebbe stato meglio mostrare a fine partita) da De Rossi e Cassetti, per finire con la chicca del rosso diretto a Kjaer, dove il giallo per un fallo quasi inesistente, in occasione del generoso rigore sul tuffatore Brocchi, sarebbe stato già tanto... Di contro, restano impuniti e liberi di imperversare i soliti: Ledesma, Brocchi (unico laziale ad essere ammonito... ma a 20' dal termine), Biava e Diaz, autentici randellatori per tutta la partita dei vari Pjanic, De Rossi, Gago, Bojan e Osvaldo. Per quest'ultimo poi, tartassato e maltrattato a turno dai centrali biancazzurri, mai un fallo fischiato a favore, ma tutti inspiegabilmente contro. Inspiegabile Tagliavento fino all'ultimo, al 90' quando si era sull'1-1, quando ferma inspiegabilmente Osvaldo, reo a quanto pare di essersi ben liberato dal suo francobollatore, mentre si involava solitario verso la porta laziale e verso la doppietta che l'avrebbe consegnato alla storia giallorossa.
FACCIAMO DEL BENE
Guardiamo il lato positivo: abbiamo salvato Reja dal linciaggio dei suoi stessi tifosi. Non gli avrebbero perdonato un'altra, l'ennesima per lui, sveja conto la Roma. E poi, in fondo, dopo ogni 5 ne possiamo dare uno in omaggio.
A noi la Roma ci è proprio piaciuta per tutto il primo tempo, quando ha potuto giocare numericamente alla pari, superando in tutto gli avversari. Ma a parte lo sbandamento nei primi minuti della ripresa che costa rigore e espulsione, Roma buona anche in inferiorità, dove non si smarrisce mai e mantiene sempre la sua indole offensiva, restando pericolosa fino alla fine. Per cui, nulla da rimproverare ai nostri, se non una maggiore "cattiveria" e concretezza soprattutto sottoporta. Vale per il prossimo.
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FINALMENTE UNA VITTORIA ALL'OLIMPICO
Contro una squadra tra le più difficili del momento, prima solitaria in classifica se non fosse partita con la penalizzazione di 6 punti, arriva la prima vittoria in casa per la Roma. La prima all'Olimpico nel segno di Luis Enrique e (finalmente!) il primo "Grazie Roma" della stagione per salutare i primi 3 punti in casa.
Roma bella e vincente, quella ammirata nel primo anticipo del sabato. Piedi per terra però, la strada è ancora lunga.
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TOM IS THE PRESIDENT
"È un vero onore per me guidare questa grande società", sono queste le parole pronunciate dal nuovo presidente della Roma Thomas Richard DiBenedetto, eletto il 27 settembre, proprio nel giorno del 35° compleanno di Totti.
A lasciare il trono al ventiduesimo Presidente della storia del club giallorosso, è stato l’avvocato Roberto Cappelli, in carica ad interim dal luglio scorso, in attesa dell'insediamento definitivo dell'imprendirore bostoniano.
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NEL SEGNO DI OSVALDO
Con un gol del centravanti argentino arriva la prima vittoria della stagione per la Roma.
Vittoria fondamentale per la classifica, che iniziava a farsi drammatica, grande iniezione di fiducia per i ragazzi di Luis Enrique e... per tutti noi cuori giallorossi.
Un primo tempo abbastanza opaco, con la Roma (come al solito) "padrona della palla", ma con scarsi sbocchi offensivi. L'occasione più nitida è comunque per i giallorossi. Tiraccio da fuori di Totti che Mirante devia sul palo, con la palla che rimbalza proprio sui piedi di Orvaldo, sulla cui conclusione il portiere parmigiano si salva.
La ripresa vede in campo Burdisso in sostituzione di Kjaer, stranamente falloso stasera e in odore di espulsione (bravo Luis Enrique a leggere la situazione). Si registra uno scontro di gioco dopo poco più di 2' per Rosi, nel quale il difensore sembra destinato alla sostituzione. Il giovanotto invece lascia tutti di stucco (Cassetti e Taddei già si stavano scaldando) e rientra in campo mentre l'azione caparbia di Borini arrivava alla bandierina del calcio d'angolo. Pronto lo "scarico" indietro per l'accorrente Rosi, che crossa subito per lo stacco vincente di Osvaldo e per il gol che alla fine dei 90' varrà la prima vittoria della Roma targata Luis Enrique.
Dopo il gol, almeno venti minuti di una buonissima Roma e di un ottimo Osvaldo. Dopo aver segnato la rete del vantaggio, l'argentino manca di un soffio il bis con un diagonale destro che esce di un soffio a Mirante battuto e si segnala per numerose iniziative d'attacco e recuperi in difesa. Nella seconda metà della ripresa la Roma fa possesso palla, con Totti che prende per mano la squadra dispensando calcio come lui solo sa fare e sfiorando anche lui il raddoppio, con un gran destro da fuori.
Il Parma però non ci sta e prova a mettere pressione alla difesa giallorossa. Burdisso e soprattutto Heinze però se la cavano bene in diverse situazioni, ma è Biabiany (migliore in campo per i suoi) con la sua velocità a creare la migliore occasione del Parma. L'esterno degli emiliani parte da lontano e semina Heinze entrando in area da solo, ma invece di servire al centro Giovinco, tira una puntata che si perde alta sulla traversa, insieme ai sogni di gloria della "formica atomica" alias Sebastian Giovinco, rosicone e scorretto come nella miglior tradizione juventina.
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QUESTA ROMA NON SA VINCERE
Con questa sono cinque le gare ufficiali giocate dalla Roma, nelle quali totalizziamo la "bellezza" di zero vittorie. Un bilancio assolutamente negativo che parla di tre pareggi e due sconfitte, per la squadra di Luis Enrique.
Dopo l'eliminazione in Europa League patita dal modestissimo Slovan di Bratislava (una sconfitta in slovacchia e un pari a Roma), in campionato arrivano solo due punti in tre partite giocate. Il pareggio e i progressi di sabato sera a Milano con l’Inter (che nel frattempo ne becca 3 dal Novara e licenzia Gasperini), ci avevano forse illuso più del dovuto...
I difetti evidenziati oggi, a nostro parere, sono un possesso palla sì continuo (oggi la Roma ha tenuto palla per oltre il 60%) ma lento; una manovra troppo macchinosa, sicuramente prevedibile e che non sembra avere grandi sbocchi e possibilità di finalizzazione. Per dirla tutta, il Siena, con un posseso palla che alla fine risulterà la metà di quello romanista, ha creato il doppio delle occasioni da gol.
Luis Enrique intervistato a fine partita si dice preoccupato della situazione e si prende tutte le responsabilità del caso, da vero uomo.
Il campanello d'allarme, oltre le preoccupazioni del tecnico, è rappresentato dal fatto che stavolta a fine gara non ci sono stati applausi, come dopo la sconfitta contro il Cagliari.
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PARTITA COMPROMESSA SUBITO
La Roma inizia bene, subito padrona del campo con un possesso palla continuo e avvolgente. Il primo tiro degno di nota al 10' con Osvaldo, neutralizzato a terra da Julio Cesar. Al 14' però, ecco la svolta (per l'Inter): Lucio a tu per tu con Stekelenburg in uscita. Steke arriva per primo sulla palla e riesce a toccarla allontanandola, ma viene colpito, con un calcio alla tempia destra, dall' "atleta di Cristo", il quale incurante del pericolo (per il portiere) non cerca (le immagini di tutte le moviole parlano chiaro) minimamente di evitare il contatto. Il portiere resta a lungo a terra svenuto per poi uscire in barella, portato per i controlli in ospedale, dove sviene di nuovo e gli viene riscontrata la commozione cerebrale e verranno applicati anche dei punti di sutura. Entra Lobont in sostituzione, ma la cosa scandalosa è che per Mazzoleni di Bergamo c'è solo un cartellino giallo per Lucio.
Alla fine sarà 0-0 tra Inter e Roma, in una partita sicuramente ricca di emozioni, ma falsata a parer nostro da un arbitro che, tutto sommato, abita forse un po' troppo vicino a Milano...
Benissimo la Roma, padrona per almeno 80' e nerazzurri pericolosi solo nel finale. Gasperini, già sull'orlo dell'esonero, continua a portar avanti le sue idee di calcio, che secondo noi non trovano grande consenso/collaborazione nei giovanotti in maglia nerazzurra... ma forse siamo troppo maliziosi.
Luis Enrique invece, spiazza e sbalordisce tutti, schierando Perrotta terzino destro e Taddei terzino sinistro; ripropone Pizarro a centrocampo e da' fiducia a Borini davanti con Totti e Osvaldo (Borriello e Bojan in panchina). Due soli quindi i difensori giallorossi stasera: Burdisso e Kjaer. Si gioca sotto una pioggia tutta milanese (a Roma in questi giorni splende ancora un sole estivo) e i giallorossi appaiono in grande spolvero, buona personalità e possesso palla decisamente superiore (55% a 45%). Strepitoso e insuperabile De Rossi davanti alla difesa, in quella che sembra proprio essere la sua posizione ideale; buona anche la prova di Borini, sicuramente il più pericoloso lì davanti; Osvaldo il più deludente, spesso avulso dalla manovra e capace di errori incredibili. Totti a parer nostro sacrificato in una posizione di "raccordo" tra il centrocampo e l'attacco, fornisce la sua solita dose di classe, unita ad un impegno continuo che ne conferma l'utilità assoluta per questa squadra. All'Inter solo il finale, quando la Roma cala un po'. Clamorosa su tutte, una palla gol sventata da Kjaer, autore, così come Burdisso, di una prova decisamente positiva. Positiva come la Roma. Avanti così !
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ANCORA FICCADENTI
L'anno scorso, sempre alla prima giornata, venne all'Olimpico con il suo Cesena (neopromosso in A) e strappò un pareggio per 0-0 che suscitò clamore. Ad un anno di distanza, sempre alla prima giornata in casa per noi, (anche l'arbitro Gava è lo stesso di allora), Ficcadenti esce dall'Olimpico addirittura con una vittoria.
Il nostro augurio, per l'anno prossimo, sarà quello di non incontrarlo alla prima giornata...
Tutto sommato, vittoria giusta per un Cagliari ben organizzato, ma che suona come un'eccessiva punizione per la Roma che ha provato per tutti i 90' a fare la partita.
Il pubblico dell'Olimpico l'ha capito e saluta la squadra a fine partita con un applauso infinito. Roma è questo.
NONOSTANTE TUTTO, FIDUCIA A QUESTO PROGETTO
Buono l'inizio della Roma che parte forte con possesso palla e manovre corali, sposando in pieno i concetti e le idee di gioco di Luis Enrique.
Complice il gran caldo, l'intensità e l'ardore gialorosso col passare dei minuti è andato forse scemando, ma non il predominio di gioco, né il possesso palla. Ad ogni modo, Roma non è stata costruita in un giorno (Roma wasn't built in a day), difetti e lacune ce ne sono, eccome. La fase di costruzione funziona, ma tutto si ferma in pratica sulla trequarti o poco più avanti, con gli attaccanti che non riescono mai ad essere davvero pericolosi. La posizione di Totti, arretrato nel nuovo modulo di una trentina di metri, a nostro avviso va rivista. Manca forse anche una maggiore velocità di palla e un pizzico di imprevedibilità nelle giocate, ma col tempo, crediamo che si potrà migliorare.
Nel frattempo ci godiamo l'ennesima beffa del "figliol prodigo" (prodigo di fa per dire) Daniele Conti, che realizza il suo quinto gol in carriera, alla Roma. Da registrare la sua solita sobria e tranquilla esultanza (a torso nudo, punita con un'ammonizione), un monito per quelli che ancora lo vedrebbero bene in giallorosso... noi sicuramente no!
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UNA NUOVA ROMA STA NASCENDO: VIVA LA REVOLUTION !
Alla fine della passata stagione, chiedevamo alla nuova proprietà una rifondazione totale.
Eravamo stanchi di un'organizzazione che non ci è mai sembrava idonea e capace di competere con le altre grandi del calcio italiano, di situazioni "ambigue", di figure poco chiare in società e soprattutto di giocatori che per vari motivi non potevano, o non volevano, essere più utili alla causa giallorossa.
Ma anche volendo cercare di essere ottimisti, non osavamo immaginare tanto.
In pratica, più che di una rifondazione, di uomini nuovi, qui c'è stata una vera e propria rivoluzione. Hai capito 'sti Americani? Non c'eravamo abituati. In tanti anni di Roma, non riusciamo a ricordare un mercato estivo così "ricco". Ai molti già arrivati ad inizio estate, si aggiungono anche:
25 AGOSTO 2011:
PABLO DANIEL OSVALDO Attaccante proveniente dall'Espanyol, a titolo definitivo per 15 milioni + bonus
31 AGOSTO 2011 UN FINALE COL BOTTO:
Nell'ultimo giorno di calcio mercato, Sabatini mette a segno altri 4 buonissimi colpi e riesce a portare a Roma nell'ordine:
SIMON KJAER difensore centrale proveniente dal Wolfsburg, in prestito con diritto di riscatto
MIRALEM PJANIC centrocampista proveniente dall'Olimpic Lione, a titolo definitivo per 11 milioni
FERNANDO RUBEN GAGO centrocampista proveniente dal Real Madrid, in prestito con diritto di riscatto
FABIO BORINI attaccante proveniente dal Parma, in prestito con diritto di riscatto
Tra acquisti e cessioni, circa 65 milioni di euro spesi e circa 25 incassati, per un saldo (chiaramente negativo) di circa 40 milioni. Sono queste le cifre della nuova Roma targata Thomas DiBenedetto. Per essere un "poveraccio che viaggia in business class", come qualcuno l'ha definito, ci sembrano cifre piuttosto importanti... ma noi siamo di parte.
Vedremo ora se e come Luis Enrique intenderà utilizzare tutto il "ben di Dio" che la società gli ha messo a disposizione. Ci vorrà del tempo sicuramente, per vedere i primi risultati, ma siamo fiduciosi.
Nel frattempo, giunga a tutti il nostro più sentito DAJE ROMA !!!
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UN PARI PER L'ADDIO ALL'EUROPA
L'indiscutibile mancanza di uomini a centrocampo (De Rossi e Pizarro indisponibili per squalifica e infortunio, oltre ad un paio di acquisti già in programma nel settore nevralgico), l'impossibilità di schierare i nuovi arrivati Lamela e Osvaldo in avanti, sommati all'assenza ormai atavica di Juan in difesa, costringe Luis Enrique a schierare una Roma non proprio "A". Sta di fatto che continuiamo a vedere Cassetti schierato al centro della difesa con Burdisso e Heinze in panchina. Nemmeno l'infortunio di Cicinho dopo nemmeno 10' di gioco fa cambiare idea all'allenatore, il quale anzichè spostare Cassetti a destra (suo ruolo naturale) e far entrare Heinze (centrale naturale) appunto, preferisce riproporre "l'improponibile" Rosi sulla fascia destra. A centrocampo un "ragazzino" (Viviani) a dettare gioco, con ai lati Perrotta e Simplicio e in avanti il Capitano che per ovvi motivi di equilibrio tattico arretra la sua posizione al centro dell'attacco di almeno 20 metri per favorire gli inserimenti di Bojan e dell'altro baby Caprari.
Formazione sui generis sicuramente, ma che per lo Slovan di turno dovrebbe bastare, tenendo anche conto del fatto che si gioca in casa. Un certo abbozzo di gioco si riesce anche ad intravedere, nitide occasioni da rete vengono create, ma gli errori alla conclusione dei vari Bojan, Caprari e J. Angel, pregiudicano e vanificano di fatto la riuscita del "piano Enrique". Il gol del solito Perrotta all'11' illude i 50000 dell'Olimpico, ma gli errori di cui sopra non danno seguito alla sperata goleada.
ESCE TOTTI E LA ROMA... ANCHE
"Le strane scelte di Luis". Sembra il titolo di un film, ma sono invece, a nostro modesto avviso, sommati alle assenze, il motivo di questa inopinata eliminazione europea. Intendiamoci, scelte discutibili per noi che non viviamo a Trigoria, ma assolutamente legittime per il tecnico che sembra invece sicuro del fatto suo. Dopo aver sostituito al 68' l'esausto Caprari con il 17enne Verre, al 73' Luis Enrique forse nel tentativo di ribadire la sua leadership, o per chissà quale strana idea tattica, fa la mossa più impopolare: fuori il Capitano autore fin lì di una prestazione assolutamente dignitosa, dentro Okaka. I fischi (e le parolacce) di uno stadio intero sono tutti per lui. Accompagnano l'uscita dal campo di Francesco Totti, che scuro in volto si dirige verso gli spogliatoi senza passare dalla panchina, a testimonianza che la rottura con il tecnico, visti anche i precedenti, sembra ormai già netta.
Priva del suo riferimento più importante la squadra, com'era logico prevedere, fatica a fare gioco e appare svuotata e senza idee in attacco. La rete slovacca all'82' a notro avviso è la logica conseguenza di questa e delle altre scelte incomprensibili dell'allenatore. I minuti rimanenti non bastano ai giallorossi per raddrizzare il risultato. Bojan solo a tu per tu con Putnocky, nel suo ennesimo tentativo della serata, spara la palla del 2-1 incredibilmente addosso al portiere. C'è spazio anche per vedere un bel tiro di Verre, da fuori area, deviato sopra la traversa dal portiere slovacco. Alla fine dei 90' più recupero, uno squallido 1-1 che dopo 14 anni condanna la Roma fuori dall'Europa.
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INIZIA MALE LA NUOVA ERA
Il grande giorno è arrivato: con la firma del nuovo Presidente Thomas DiBenedetto, l'AS Roma passa ufficialmente di mano. Il 18 agosto 2011, inizia l'era "americana"... Good Luck AS Roma!
Ma se sul fronte societario possiamo dirci soddisfatti, cominciamo male su quello sportivo: il nuovo ciclo parte purtroppo con una sconfitta. A Bratislava, nella gara di andata degli spareggi di Europa League, la Roma domina per tutta la partita, ma cede di misura allo Slovan, simpatica compagine slovacca, grazie ad un gol di tale Dobrotka a 10' dalla fine.
LARGO AI GIOVANI !
Sembra questo, il messaggio che Luis Enrique ha voluto lanciare stasera. Lascia in panchina Totti e Borriello e li sostituisce con Okaka (22 anni) e Caprari (18) nel tridente offensivo con Bojan (21). In difesa c'è Cassetti preferito ad Heinze, a far coppia centrale con Burdisso, a sinistra José Angel (22) e a destra Cicinho. In porta Stekelenburg, alla sua prima da titolare. A centrocampo, visti gli assenti De Rossi (squalifica) e Pizarro (infortunio), al centro c'è Viviani (19) con Brighi e Simplicio ai suoi lati (Perrotta in panchina).
Formazione giovane e decisamente "sbarazzina" quindi, per certi versi forse anche discutibile, a vedere tutto il "ben di Dio" seduto in panchina, ma l'allenatore è Luis Enrique e anche se ancora non parla italiano (!) saprà come farsi capire.
Ad ogni modo, una sconfitta sicuramente immeritata quella arrivata davanti al neopresidente DiBenedetto, con diverse occasioni per andare in vantaggio capitate soprattutto sui piedi di Caprari e Okaka, prima dell'immeritata beffa finale.
Anche se una certa differenza di valori sarebbe dovuta emergere, continuiamo a pensare positivo, a dar fiducia all'allenatore che ancora non parla italiano (!), alle sue idee e ai nostri ragazzi, ma prepariamoci a soffrire, questa non sarà una stagione facile... a nostro avviso.
Tra una settimana il ritorno all'Olimpico. Forse l'occasione per vedere (almeno in panchina) un'altra faccia nuova: quella di Erik Lamela, l'ultimo arrivato a Trigoria, ma soprattutto per commentare una Roma più concreta. Ragazzi, le amichevoli sono finite, adesso si fa sul serio.
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ECCOCI QUA, SI RIPARTE.
Volutamente assenti per qualche mese da queste pagine, esattamente da quel 22 maggio di Roma-Samp, data dell'ultima gara ufficiale di una stagione assolutamente fallimentare, giallorossamente parlando. Una stagione 2010-2011 che a detta di tutti doveva vederci protagonisti, vista la conclusione della precedente e gli innesti estivi in una formazione già competitiva, ma che per i soliti atavici difetti di questa squadra/società, si è trasformata nella peggiore (per quanto ci riguarda) degli ultimi anni. Finire malinconicamente al sesto posto e, dopo 8 anni nei quali la supremazia cittadina non è stata mai in discussione, addirittura a -3 dalla lazie... è veramente triste.
Un'estate passata tra "rumors" di mercato, in entrata e in uscita; tra processi e condanne eccellenti per scommesse; tra scudetti reclamati da società già condannate (leggi Juventus) e reati caduti in prescrizione per società "virtuose" (leggi Inter) alle quali fu assegnato d'ufficio, salvo poi rendersi conto dei suoi comportamenti non proprio così "moralmente corretti". Una giustizia sportiva che si dimostra essere non proprio all'altezza, volendo essere buoni... ma siamo in Italia e non ci meraviglia più nulla.
Non ci meraviglia nemmeno il fatto che nessuno dei "grandi pontificatori mediatici" dica che, se l'Inter è colpevole degli stessi reati contestati alla Juve, nonostante gli stessi siano sostanzialmente "prescritti", avrebbe quantomeno meritato le stesse pene: vale a dire, revoca dello scudetto e penalizzazione (o retrocessione in B). Le conseguenze logiche, inutile dirlo, sarebbero state un paio, o forse più, di scudetti alla Roma...
Per quanto riguarda noi, la rivoluzione che tanto invocavamo al termine della stagione scorsa, è finalmente iniziata.
Nuova proprietà, nuovo staff dirigenziale, nuovo tecnico, nuovi giocatori. Di questi ultimi, finalmente via chi non aveva più stimoli, gli indolenti, gli scontenti, i sopravvalutati. Unica eccezione ci sentiamo di farla per Riise, reduce sì da una stagione disastrosa, ma nei suoi 3 anni di Roma vero esempio di serietà e professionalità. Il Fulham ha creduto in lui e l'ha acquistato a titolo definitivo per 2.625.000. In bocca al lupo al roscio norvegese.
Le "cessioni eccellenti" di Vucinic (alla Juve per appena 15 milioni) e di Menez (in Francia al PSG per 8 miioni + BONUS 1 milione in caso di qualificazione alla Champions League 2012-2013), ci fanno rabbia per la pochezza delle cifre, ma ci rallegrano per altri motivi. Quella di Doni al Liverpool poi, una vera chicca. Il portierone brasiliano, per andarsene ha ottenuto dalla Roma la risoluzione consensuale del contratto, previo riconoscimento di "incentivo all'esodo" di 1.500.000 euro.
Delle partenze abbiamo detto, parliamo ora degli arrivi.
In primis, l'allenatore:
Luis Enrique Martínez García, 41 anni, alla prima esperienza in Italia e alla prima anche in una massima serie. Ha allenato con buoni risultati il Barcelona B, la seconda squadra della città che milita nella serie B spagnola, quasi una sorta di serbatoio dal quale attinge la prima squadra.
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Marco Borriello,
29 anni, riscattato completamente per 10 milioni dal Milan e ora tutto della Roma.
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Josè Angel Valdès Diaz,
22 anni, nazionale spagnolo under 21, l'esterno basso (sinistro) proveniente dallo Sporting Gijon, che sostituirà Riise.
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Loïc Nego,
20 anni, nazionale francese under 20, esterno basso (destro) proveniente dal Nantes.
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Gabriel Ivan Heinze,
33 anni, centrale difensivo nazionale argentino, proveniente dal Marsiglia
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Bojan Krkic Pérez,
21 anni, attaccante proveniente dal Barcellona, a titolo definitivo per 12 milioni (da pagare il 1.07.2013)
con opzione di riacquisto da parte bel Barcellona, da esercitarsi al termine della stagione 2011-2012 o 2012-2013, a fronte di un pagamento di 17 o 13 milioni. Contro opzione in favore della Roma da esercitarsi entro il 20.06.2011 a fronte di un pagamento di 28 milioni.
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Maarten Stekelenburg,
29 anni, portiere proveniente dall'Ajax, per 6.325.000 di euro
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Erik Lamela,
21 anni, attaccante nazionale argentino under 20, proveniente dal River Plate, per 12 milioni di euro + 3.06 milioni a titolo di imposte + bonus legati alle presenze in gare ufficiali.
Il progetto sembra chiaro e soprattutto a lungo termine. L'età media dei nuovi arrivati la dice lunga in proposito. La rosa non è ancora completa, manca ancora qualcosa, anche a detta dell'allenatore. Il D.S. Sabatini sta lavorando proprio per questo.
Da oggi, 18 agosto 2011, con la firma in calce del nuovo Presidente Thomas DiBenedetto, la Roma passa ufficialmente agli americani.
E sempre oggi, a Bratislava ore 20.45 con gli slovacchi dell'ŠK Slovan (Europa League), inizia ufficialmente la nostra stagione 2011-2012.
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